Non molti, tra questi centocinguanta dipinti, sono
capi d’arte di grandissimo pregio: tutti invece interessano
molto vivamente la cittä di Venezia; perche gli edifici
da cui furono ftratti e di cui formavano la decorazione
sussistono tuttavia e ıl luogo ove quei quadrı erano
originariamente collocati € ancora vuoto e puö, dopo
l’esilio secolare, accogliere ı cimeli che tornano, come
se mai non fossero stati strappati. Parecchi rıprendono
il loro posto in Palazzo Ducale a Venezia, nelle sale
del Consiglio dei Dieci, e sopra il tribunale delle
Ouarantia criminale, e nella Camera dell’Armamento;
altri completano la decorazione pittorica del bellissimo
palazzo dei Camerlenghi, presso il ponte di Rialto,
dove risiedevano tutte le amministrazioni finanziarie
dell’antica Repubblica, o vanno uniti ad altrı dipinti della
Libreria del Sansovino. Diversi sono cari ricordi di
Congregazioni, delle quali alcune sussistono non piü
con carattere religioso ma civile; altrı appartengono
persino ad antiche societa di lavoratori come quella
antichissima dei Tagliapietra. Or non avrebbe diritto ıl
popolo di Vienna di riavere, da chiungue le avesse
portate via, ‘delle pilture fatte apposta per stäre nelle
sale del Rathaus o in altro edificio pubblico, o nelle
sue chiese; pitture che portassero i suoi stemmi e quelli
dei suoi cittadini e che il tempo e la storia avesse rESe
sommamente care? E perche a Venezia e allItalıa
dovrebbe essere negato tale diritto ?
Bisogna ben comprendere che le rivendicazioni degli
italiani non hanno lo scopo di impossessarsi di oggelli
d’arte di grande valore, ma soltanto quello di
Diawviereh 1 lo ron idupiinik 21 loro codici, le loro
carte; quei documenti cioe della loro civılla € della
loro storia che essi non hanno mai ne venduto
ne ceduto e che, permanendo in mani altrui
e in terra straniera, non potrebbero essere
se non una anacronistica testimonianza diun
servaggio politico, ortmai interamente finito.
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