Full text : Band 10 (102)

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Maria  Grazia  Branchetti
impiegata  “nella  spesa  del  quadro  in  mosaico  rappresentante  S.M.  L’Imperatore
  e  S.  A.  Reale  il  Gran  duca  di  Toscana”.
Un  documento  contabile,  quest’ultimo,  che  ha  il  pregio  di  confermare  il
ruolo  di  grande  committente  svolto  da  Clemente  XIV  nell’intera  vicenda.
La  scelta  del  pontefice  di  donare  aH’imperatrice  d’Austria  il  ritratto  in
mosaico  dei  suoi  due  figli,  fu  certamente  motivata  dal  generale  apprezzamento
  di  cui  godeva  la  tecnica  musiva  romana,  portata  in  äuge  dallo  Studio ­
  Vaticano  con  la  grande  impresa  della  decorazione  parietale  e  della  realizzazione
  delle  pale  d’altare  della  basilica  di  S.  Pietro.  Grazie  al  numero
molto  elevato  di  gradazioni  di  tinte  raggiunto  dagli  smalti  opachi  prodotti
  dalle  fornaci  romane 34 ,  il  mosaico  era,  giä  dalla  prima  metä  del  Settecento, ­
  in  grado  di  imitare  perfettamente  gli  effetti  pittorici  e  la  sua  definizione
  di  pittura  per  l’eternitä  era  universalmente  condivisa.
Il  papa  donava  dunque  un’opera  preziosa,  frutto  dell’esperienza  e  della
competenza  della  Fabbrica  dei  mosaici  del  Vaticano,  alla  quäle  la  tecnica
con  la  quäle  era  stata  eseguita  conferiva  anche  il  potere  di  sfidare  il  tempo,
e  che  si  presentava,  di  conseguenza,  come  potenzialmente  capace  di  conservare
  per  1’eternitä  le  sembianze  dei  due  giovani  sovrani:  un  valore  in
piü  che  certamente  l’imperatrice  Maria  Teresa  avrebbe  saputo  cogliere  ed
apprezzare.

Appendice  documentaria 35

1.  Conto  di  Lorenzo  de  Caporali

Conto  della  Cornice  fatta  da  me  Lorenzo  de  Caporali  per  la  R.  C.  A.,  con
ordine  di  Monsignor  Illustrissimo  e  Reverendissimo  Tesoriere  ed  assistenza
  deU’Illustrissimo  Signor  Cavalier  Pompeo  Batoni
Per  libre  32,  once  6  denari  17  Argento  di  carlino,  alla  ragione  di  scudi
12,42  la  unitä  scudi  -»  404,35
Per  fattura  e  imbrunitura  di  tutti  i  festoni  d’argento  scudi  -»  600
Per  modelli  e  formatura,  piü  volte  rifatti,  in  gesso  e  cera  scudi  -»  500
Per  oro  per  dorare  tutta  la  suddetta  cornice  e  spese  di  doratori,  scudi  -»
2500
Pere  tanti  spesi  al  ferraro,  per  ferratura,  armatura  e  sue  viti,  scudi  -»
82,175
Per  tanti  spesi  allo  spadaro,  per  doratura  deü’attaccaglia  di  ferro  scudi  -»
4,10
Per  tanti  spesi  al  Falegname,  per  armatura  e  travata  scudi  -»50
Per  tanti  dati  ai  Giovani  della  Fabbrica  di  San  Pietro  per  trasporto  della
suddetta  cornice  scudi  -»  3,50
Per  il  lavoro  di  rame,  in  cornice  doppia,  parte  di  piastre  e  parte  di  getto  di
peso  in  tutto  libre  400.=  rame  tutto  lavorato  scudi  -»  4000
Per  numero  64  viti  con  teste  dorate  e  sue  madrevite  per  fermare  le  piccole
  palle  di  lapislazzero  alla  corona  scudi  -»19
Per  numero  11  castoni  dorati  tra  grandi  e  piccoli  per  fermare  il  lapislazzero ­
  della  suddetta  corona  scudi  -»12
Per  numero  sette  cassette  di  rame  situate  nell’iscrizione  e  laterali  della
cornice  per  incassare  il  lapislazzero
Somma  in  tutto  scudi  -»  8184,3

34  In  una  “Memoria  per  lo  Studio  dei  Mosaici  al  Vaticano ­
  fatta  dal  sig.  Vincenzo  Colizzi  Miselli  l’anno
1811”,  si  legge  che  a  seguito  dei  progressi  compiuti  a
Roma  nel  campo  della  fabbricazione  degli  smalti  a
partire  dalla  metä  del  Settecento,  la  Munizione  Vaticana ­
  del  mosaico,  era  arrivata  a  possedere  ben  15.300
tinte  differenti.  La  “memoria”  del  Miselli,  conservata
presso  l’ARFSP,  e  pubblicata  in  Petochi  —  Alfieri  —
Branchetti  1981  (cit.  nota  33),  36-40.
35  Nella  trascrizione  dei  documenti  si  sono  sciolte  le
abbreviazioni  e  modernizzati  gli  arcaismi  ortografici.
            
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