18
Maria Grazia Branchetti
impiegata “nella spesa del quadro in mosaico rappresentante S.M. L’Imperatore
e S. A. Reale il Gran duca di Toscana”.
Un documento contabile, quest’ultimo, che ha il pregio di confermare il
ruolo di grande committente svolto da Clemente XIV nell’intera vicenda.
La scelta del pontefice di donare aH’imperatrice d’Austria il ritratto in
mosaico dei suoi due figli, fu certamente motivata dal generale apprezzamento
di cui godeva la tecnica musiva romana, portata in äuge dallo Studio
Vaticano con la grande impresa della decorazione parietale e della realizzazione
delle pale d’altare della basilica di S. Pietro. Grazie al numero
molto elevato di gradazioni di tinte raggiunto dagli smalti opachi prodotti
dalle fornaci romane 34 , il mosaico era, giä dalla prima metä del Settecento,
in grado di imitare perfettamente gli effetti pittorici e la sua definizione
di pittura per l’eternitä era universalmente condivisa.
Il papa donava dunque un’opera preziosa, frutto dell’esperienza e della
competenza della Fabbrica dei mosaici del Vaticano, alla quäle la tecnica
con la quäle era stata eseguita conferiva anche il potere di sfidare il tempo,
e che si presentava, di conseguenza, come potenzialmente capace di conservare
per 1’eternitä le sembianze dei due giovani sovrani: un valore in
piü che certamente l’imperatrice Maria Teresa avrebbe saputo cogliere ed
apprezzare.
Appendice documentaria 35
1. Conto di Lorenzo de Caporali
Conto della Cornice fatta da me Lorenzo de Caporali per la R. C. A., con
ordine di Monsignor Illustrissimo e Reverendissimo Tesoriere ed assistenza
deU’Illustrissimo Signor Cavalier Pompeo Batoni
Per libre 32, once 6 denari 17 Argento di carlino, alla ragione di scudi
12,42 la unitä scudi -» 404,35
Per fattura e imbrunitura di tutti i festoni d’argento scudi -» 600
Per modelli e formatura, piü volte rifatti, in gesso e cera scudi -» 500
Per oro per dorare tutta la suddetta cornice e spese di doratori, scudi -»
2500
Pere tanti spesi al ferraro, per ferratura, armatura e sue viti, scudi -»
82,175
Per tanti spesi allo spadaro, per doratura deü’attaccaglia di ferro scudi -»
4,10
Per tanti spesi al Falegname, per armatura e travata scudi -»50
Per tanti dati ai Giovani della Fabbrica di San Pietro per trasporto della
suddetta cornice scudi -» 3,50
Per il lavoro di rame, in cornice doppia, parte di piastre e parte di getto di
peso in tutto libre 400.= rame tutto lavorato scudi -» 4000
Per numero 64 viti con teste dorate e sue madrevite per fermare le piccole
palle di lapislazzero alla corona scudi -»19
Per numero 11 castoni dorati tra grandi e piccoli per fermare il lapislazzero
della suddetta corona scudi -»12
Per numero sette cassette di rame situate nell’iscrizione e laterali della
cornice per incassare il lapislazzero
Somma in tutto scudi -» 8184,3
34 In una “Memoria per lo Studio dei Mosaici al Vaticano
fatta dal sig. Vincenzo Colizzi Miselli l’anno
1811”, si legge che a seguito dei progressi compiuti a
Roma nel campo della fabbricazione degli smalti a
partire dalla metä del Settecento, la Munizione Vaticana
del mosaico, era arrivata a possedere ben 15.300
tinte differenti. La “memoria” del Miselli, conservata
presso l’ARFSP, e pubblicata in Petochi — Alfieri —
Branchetti 1981 (cit. nota 33), 36-40.
35 Nella trascrizione dei documenti si sono sciolte le
abbreviazioni e modernizzati gli arcaismi ortografici.