Full text : Jahrbuch der Kunsthistorischen Sammlungen in Wien, Band 20 (N.F.) (XX=56)

QUELLEN
Viten

BALDINUCCI
Auszüge  aus  der  Claude-Biographie  (Notizie  de’  Professori  del
Disegno,  Ausgabe  Domenico  Maria  Manni,  Tomo  XVII,
Firenze  1773,  aus  den  Seiten  3-16)
CLAUDIO  OELLEE
Lorenese  Pittore  di  Paesi
Discepolo  di  Agostino  Tasso,  nato  1600,  f  1682
Di  Giovanni  di  un  altro  Giovanni  Gellee,  e  di  Anna  Padose,
nacgue  in  Chamagne  Gastello  di  Lorena,  nella  Diocesi  di  Toul,
nell'anno  di  nostra  salute  1600  l’eccellente  pittore  di  paesi,  prospettive
  e  marine  Claudio  Gellee,  e  ju  il  terzo  dei  cinque  figliuoli
maschi  di  Giovanni,  de'  quali  il  primo  si  chiamö  pure  Giovanni,
Domenico  il  secondo,  Dionisio  il  guarto,  ed  il  guinto  Michele.
Non  fu  appena  il  giovanetto  Claudio  al  dodicesimo  anno  di  sua
eta  pervenuto,  che  piacque  al  cielo,  che  ei  rimanesse  privo  de'suoi
genitori.  Costituito  in  tale  stato,  perch'e  egli  aveva  gran  genio
al  disegno,  trattennesi  con  Giovanni  suo  maggiore  fratello,  ehe
nella  cittä  di  Friburgo  nell'Alsazia  si  era  giä  jatto  valente  intagliatore
  in  legno:  e  sotto  la  sua  disciplina  per  un'  anno  in  circa
s'  impiego  in  disegnare  rabeschi  e  jogliami.  Volle  la  sua  buona
fortuna,  che  un  suo  parente  mercante  di  merletti  dovesse  in  quel
tem/po  appunto  viaggiare  a  Roma.;  onde  facil  cosa  gli  fu  l  incamminarsi
  anche  esso  sotto  la  custodia  di  lui  a  guella  volta.
Pervenuto  ch'  ei  fu  in  guella  Regia  d'ogni  arte  piü  sublime,  prese
suo  alloggiamento  non  lungi  dalla  Rotonda:  e  coi  soli  principi  di
disegno,  avuti  dal  fratello,  andava  studiando  nel  miglior  modo
possibile  da  se  stesso:  e  del  solo  capitale  di  quel  poco  danaro,  che
gli  veniva  rimesso  dalla  patria,  valevasi  per  uno  scarso  alimento
di  sua  persona;  ma  non  andö  molto,  che  incominciandosi  in
quelle  lontane  parti  le  crudelissime  guerre  delli  Svezzesi,  mancarono
  al  povero  giovane,  non  solo  i  soliti  sovvenimenti,  ma  la
speranza  altresi  di  poterli  mai  piü  conseguire.  In  tal  caso  prese
risoluzione  di  portarsi  col  poco  danaro  che  gli  era  rimaso,  alla
cittä  di  Napoli,  dove  allora  spargeva  fama  di  se  il  molto  lodato
pennello  di  Qoßredo  pittore  di  paesi,  lontananze  e  prospettive.
Con  questo  s'  acconciö  il  nostro  Claudio,  ed  in  due  anni  ch  ei
si  trattenne  appresso  di  lui,  fece  qualche  profitto  in  architettura
e  prospettiva,  e  anche  nel  colorir  paesi;  onde  egli  ebbe  per  bene
di  tornarsene  a  Roma,  dove  appunto  opportunamente  era  comparso
  il  degnissimo  discepolo  di  Pool  Brilli,  Agostin  Tasso,
stimatissimo  nel  dipigner  paesi,  architetture  e  figure  piccole,
che  era  appunto  tutto  quello,  a  che  il  nostro  Claudio  si  sentiva
forte  inclinato,  ed  in  che  egli  fino  a  quella  sua  eta  di  venticinque
anni,  erasi  presso  che  ragionevolmente  instruito;  donde  non  gli
fu  difficile  il  trovar  luogo  appresso  di  lui.  Acconciossi  egli
dunque  con  quel  pittore,  il  quäle,  oltre  al  comunicargli  i  migliori
precetti  dell'arte,  davagli  anche  le  spese  in  casa  sua.  Il  Lorenese
si  trattenne  con  esso  fmo  all'  aprile  del  1625.  nel  quäl  tempo
prese  cammino  per  la  Santa  Casa  di  Loreto,  Venezia,  poi  per  la
Baviera,  flnche  giunse  alla  patria:  e  dopo  aver  quivi  dato  qualche
sesto  alle  cose  sue,  se  ne  andö  a  Nansi.  Era  allora  in  quella  cittä
un  suo  parente,  il  quäle  accoltolo  con  amorevoli  dimostrazioni,
lo  fece  abboccare  con  un  tal  Carlo  Dervenr,  pure  Lorenese,
pittore  di  quel  Duca,  e  Cavaliere  di  Portogallo.  Questi  lo  fermö
appresso  di  se  con  promessa  di  esercitarlo  nette  figure;  ma  non
fu  appena  passato  un  anno,  che  al  pittore  fu  ordinato  il  dipigner
la  volta  della  Chiesa  de’  Garmelitani;  onde  la  principale  occupazione
  di  Claudio  bisognö  che  fosse  poi  per  un  anno,  e  piü  il
dipignere  in  quell’opera  tutte  l’architetture.  Ma  il  cielo  che  aveva
destinato  il  nostro  artefice  a  godere,  fra  gli  altri  pittori  del  suo
genio,  posto  di  molta  singolaritä,  coli’öccasione  di  uno  strano

accidente,  pure  allora  seguito  nel  tirarsi  avant)  l'opera  sottrasselo
a  quello  da  lui  poco  gradito:  e  andö  la  cosa  in  questo  modo.
Impiegavasi  in  non  so  quäle  faccenda  di  suo  mestiere  nell'opera
medesima  un  doratore,  il  quäle  nel  fare  un  certo  moto,  di  repente
cadde  dal  palco,  e  sarebbesi  di  subito  precipilato,  se  la  Sorte  non
gli  avesse  fatto  in  quel  istante  dar  fralle  mani  un  corrente,  il
quäle  nett’  uscir  del  suo  luogo  doveva  accompagnarlo  al  precipizio,
  mettendo  perö  tanto  tempo  in  mezzo,  quanto  bastö  al  nostro
Claudio,  quivi  presente,  con  momentanea  ma  industriosa  avvedutezza,
  per  porgere  a  quel  misero,  in  tal  frangente,  quel
l’ajuto,  che  seppegli  inspirare  la  natura  e  la  complessione  per
salvargli  la  vita,  siccome  segui.  Questo  inaspettato  caso  adunque
fu  quello,  che  fece  si  che  il  nostro  pittore  disapplicö  aßatto  da
quella  sorta  di  lavori:  e  da  li  in  poi  ebbe  gran  renitenza  in
accettare  occasione  di  opere  per  cui  gli  fosse  convenuto  lo  Stare
sopra  palchi,  benche  talvolta  poi  fallisse  in  lui  questa  regola;
attesoche  tornato  in  Roma  gli  convenne  operare  nel  Palazzo  del
Cardinal  Crescenzio  in  piazza  alla  Rotonda:  in  quello  de  Muti
in  piazza  de'  Santi  Apostoli,  abitato  oggi  dall  Eminentissimo
Lodovisio;  ed  in  un  casone  alla  Trinitä  de’  Monti  per  li  Muzj.
Tornando  ora  a  ripigliare  il  filo  del  nostro  racconto,  attediatosi
Claudio  della  faccenda  che  e’  faceva  in  Nansi  col  maestro,
risolv'e  tornarsene  in  Italia.  Prese  suo  viaggio  per  Lione  e  per
Marsilia,  dove  s'incontrö  in  Carlo  Erard  con  suo  padre  e  fratello,
stati  pittore  della  Maestä  Cristianissima,  che  se  ne  venivano  a
Roma.  Insieme  con  essi  seguito  suo  cammino,  e  finalmente
dopo  avere  malte  e  gravi  tempeste  di  mare  e  incomodi  in  quel
lungo  viaggio  scoperti  (seil,  sofferti),  nel  giorno  appunto  della
festivitä  di  Santo  Luca  dell'  anno  1627.  fu  di  nuovo  in  Roma.
Apersevi  casa,  e  diede  principio  a  far  conoscere  suo  valore  nei
molti  quadri,  che  fece  per  diversi  amatori  dell’arte  di  quella  cittä,
e  forestieri  ancora;  flnche  per  online  del  Cardinal  Bentivogli  ebbe
a  fare  due  paesi,  che  gli  guadagnarono  tanto  credito  non  solo
appresso  a  quel  gran  Prelato,  ma  eziandio  alla  Santitä  del
Pontefice  Urbano  VIII.  che  gli.  vule  subito  finiti,  che  fin  da  quel
tempo  incominciarono  a  frequentar  la  sua  stanza  prima  di  tutti
il  Cardinal  Bentivoglio,  poi  altri  Gardinali,  e  fmalmente  Principi
di  ogni  condizione:  e  da  quell’  ora  per  sempre  restö  chiusa  la
strada  per  portarsi  cd  conseguimento  di  sue  pitture  ad  ognuno,
che  non  fosse  stato  o  gran  Principe  o  gran  Prelato,  o  che  per
mezzo  di  alcuni  di  questi,  a  costo  di  gran  danari,  non  gli  avesse
o  con  inclustria  e  lunga  pazienza  procurati  .  .  .
Es  folgt  die  Erwähnung  des  Neffen  Giuseppe  Gellee,  der
Baldinucci  angibt,  welche  Werke  Claude  für  seine  besten  hält.
Über  Nachahmung  der  Natur  und  Einfühlung,  Colorit,
Figuren-  und  Architekturdarstellung:  E'dunque  da  sapersi,  che
il  forte  di  questo  Artefice  fu  una  maravigliosa  e  non  mai  piü
cosi  bene  praticata  imitazione  del  naturale  ne’  diversi  accidenti,
che  cagionano  le  vedute  del  Sole,  particolarmente  nell'  acqua
del  mare  e  de'  fiumi  nella  levata  e  nett’  occaso,  ed  in  cid  che  a
questo  appartiene,  veggonsicose  di  memo  di  lui  che  trapassando
ogn’  immaginazione,  non  si  possono  per  verun  modo  descrivere.
A  questo  aggiunse  un  frappeggiare  tanto  vago,  e  un  componimento
  di  panni  (seil,  piani),  monti,  casamenti,  edifizj  nobüi,
porti,  architetture  e  altri  simili  cose  tanto  bene  accordato,  che
meglio  non  puö  desiderarsi.  All'  acque  marittime  diede  un  colore
naturalissimo  e  quello,  in  che  intorno  alle  medesime  maggiormente
rilusse  la  sua  intelligenza,  furono  le  varie  mutazioni  dello  stesso
colore,  a  seconda  delle  varie  e  bellissime  osservazioni  che  egli
falte  aveva  nel  vero,  nel  mutarsi  e  variarsi  l’  aria  e  la  luce,  cose
tutte,  che  rapiscono  gli  animi  di  chi  le  mira.  Adorno  i  suoi
paesi  con  figure,  fatte  con  tanta  diligenza,  che  nulla  piü;  ma
            
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